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Itelyum / Trattare le acque di zavorra

Contro le specie invasive

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Una nuova tecnologia per contrastare la diffusione di specie acquatiche aliene e microrganismi danni per gli ecosistemi marini è stata realizzata da Itelyum Sea Fvg: si tratta di “Pure Ballast”, un sistema mobile per il trattamento delle acque di zavorra, già attivo nei porti di Trieste e Montefalcone.
Le acque di zavorra, utilizzate dalle imbarcazioni per garantire stabilità e sicurezza durante la navigazione, sono una delle principali vie di diffusione di specie acquatiche aliene e microorganismi potenzialmente dannosi per gli ecosistemi locali. Un problema riconosciuto a livello internazionale già dalla fine degli anni Ottanta e affrontato dall'International Maritime Organization (IMO) attraverso la Convenzione internazionale per il controllo e la gestione delle acque di zavorra. Per questo nel Mediterraneo il loro controllo è considerato uno degli strumenti più efficaci per prevenire contaminazioni.
Grazie al Progetto ALIENA (Interreg Italia Croazia 2021-2027), di cui Arpa FVG è partner, sono state stimate nel Mediterraneo circa 1100 specie non indigene, delle quali circa 217 nel solo Adriatico e quasi 90 nel Golfo di Trieste. Si stima che almeno il 50% delle specie aliene nel Mare Adriatico sono state introdotte attraverso il traffico navale, rappresentando così il principale veicolo di introduzione per queste specie.
"La tutela della biodiversità marina e la prevenzione dell'introduzione di specie invasive rappresentano una sfida globale che richiede strumenti concreti e innovativi – sottolinea Alessandro Bullo, ad di Itelyum Sea Fvg – Con l'entrata in servizio di Pure Ballast mettiamo a disposizione del territorio una tecnologia unica nel panorama nazionale, capace di coniugare efficienza operativa e protezione dell'ambiente".
L'entrata in funzione di Pure Ballast consente oggi ai porti di Trieste e Monfalcone di disporre di un servizio altamente specializzato per il trattamento delle acque di zavorra direttamente in banchina, contribuendo concretamente alla protezione dell'ecosistema dell'Alto Adriatico.
L'impianto, completamente containerizzato e trasportabile, può operare in prossimità delle aree portuali e garantisce una capacità di trattamento fino a 300 metri cubi all'ora. Il processo si basa su una combinazione di filtrazione e trattamento mediante raggi ultravioletti (UV): una tecnologia che consente di eliminare particelle, organismi e microorganismi presenti nell'acqua senza ricorrere a sostanze chimiche, restituendo acqua trattata conforme agli standard internazionali.