Lo scorso 4 giugno 2026 la filiera dell'imballaggio in acciaio si è incontrata a Napoli alla seconda edizione annuale dell'evento "Steel packaging towards the future" per condividere i fattori economici e normativi che modificheranno nel breve-medio periodo processi e mercati.
Il tema "L'impatto del PPWR sulla filiera italiana degli imballaggi d'acciaio" è stato articolato da Consorzio RICREA, in collaborazione con Siderweb, vista l'imminente entrata in vigore del regolamento. Coinvolti produttori di materia prima, scatolifici, utilizzatori finali (conservifici, industria chimica, oleario, cosmetico) e operatori del riciclo. Tra i relatori: *Domenico Rinaldini (Presidente RICREA), Paolo Morandi (CEO Siderweb), Laura D'Aprile (MASE), Simona Fontana (CONAI), Carlo Mapelli (Politecnico di Milano), Giovanni Cappelli (ANFIMA) e Francesco Munari (Deloitte Legal). L'evento si è concluso con una tavola rotonda tra produttori e utilizzatori, con la partecipazione di La Doria spa e Federchimica.
Il presidente RICREA Rinaldini ha ricordato il risultato sul fronte del riciclo (85% dell'immesso al consumo), che supera già oggi l'obiettivo dell'80% previsto dal PPWR fra quattro anni, e il consolidato sistema di riuso degli imballaggi industriali in acciaio. È stato inoltre approvato un position paper di filiera che orienterà l'applicazione del regolamento: il legislatore, ha sottolineato, deve considerare la specificità di ogni materiale e del suo mercato.
Stefano Ferrari (Siderweb) ha evidenziato come la capacità produttiva europea sia rimasta stabile, mentre produzione e consumo di banda stagnata sono calati del 30% fra 2020 e 2023 e del 20% fra 2023 e 2025. Gli arrivi dalla Cina hanno superato le 900mila tonnellate; il Cbam ha rallentato gli ingressi di inizio anno, complici gli acquisti di fine 2025. L'Italia resta il primo importatore UE (48,7%), soprattutto da Cina, Turchia e India, mentre l'export europeo supera di poco 1 milione di tonnellate. Il consumo nazionale 2025 si è attestato a 880mila tonnellate, effetto anche di dinamiche di accumulo-decumulo. Le importazioni extra-UE italiane restano superiori alla media europea (50% contro 30%), mantenendo il comparto sotto pressione, in particolare per gli scatolifici non coperti dal Cbam.
In primo piano, l'ingegner Laura D'Aprile del MASE, accanto a Simona Fontana di Conai.
Laura D'Aprile (MASE) ha ricordato l'impatto del PPWR sulle definizioni e sulle norme italiane, sottolineando l'impegno del Ministero nel tutelare, in sede UE, i risultati di oltre trent'anni di lavoro sistemico dell'economia italiana, evitando che la norma condizioni lo sviluppo tecnologico, imponga obiettivi rigidi o innalzi i costi.
Simona Fontana (CONAI) ha auspicato che il PPWR non squilibri un sistema italiano già efficiente, lasciando spazio all'autoregolazione del mercato ed evitando interventi dirigisti se non in casi specifici.
Il prof. Carlo Mapelli (Politecnico di Milano) ha analizzato l'impronta ambientale dell'acciaio per imballaggio: consumo d'acqua di 1,5-2,5 m³/t e di suolo di 6-12 m²/t. Il confronto tra cicli produttivi mostra che l'altoforno emette circa 2.500 kg CO₂/t (fino a 1,2 t/t per la banda stagnata), contro i 150-850 kg CO₂/t del forno elettrico (EAF), con un minimo di 145 kg CO₂/t. Il riciclo via EAF pone però il problema degli elementi inquinanti nel rottame (rame, stagno, cromo, nichel, molibdeno): lo stagno ha un impatto negativo sei volte superiore al rame e, negli acciai di qualità, non deve superare lo 0,18%, pena difetti in laminazione.
Per superare questo limite è nato il progetto En-finity, presentato da Lorenzo Padovani (Steelforce Packaging) e dallo stesso Mapelli, con l'obiettivo di chiudere realmente il ciclo del riciclo, oggi impedito dal fatto che gli scarti di banda stagnata non possono tornare a essere nuovi imballaggi. Il progetto prevede produzione di acciaio da forno elettrico con alta quota di rottame (riduzione stimata delle emissioni fino al 90%) e rimozione dello stagno dal rivestimento degli sfridi.
Per rame e stagno la strategia principale resta la diluizione tramite mix di rottami selezionati. Sulla detinnatura sono state confrontate la tecnologia elettrolitica in bagno di soda caustica (efficace ma costosa) e quella termo-chimica con acido citrico a 80°C, scelta da En-finity, che elimina lo stagno residuo producendo citrato di stagno e di ferro, quest'ultimo valorizzabile. Le bramme ottenute, lavorate presso Acciaierie d'Italia a Genova, hanno permesso di realizzare scatole con oltre il 93% di contenuto riciclato, tanto da meritare il logo del Politecnico di Milano sulle confezioni.
Francesco Munari ha illustrato le conclusioni del position paper realizzato da Deloitte per ANFIMA, CONAI, FIRI e RICREA. Il documento sostiene che l'acciaio è riciclabile all'infinito senza perdita di qualità e che il mercato della materia prima secondaria è già maturo: obiettivi vincolanti di contenuto riciclato sarebbero inutili e introdurrebbero rigidità sistemiche, mentre conta la circolarità "olistica" della risorsa. In Italia esiste una filiera consolidata di riuso e ricondizionamento degli imballaggi industriali, integrata nel sistema EPR CONAI, che costituisce un closed loop efficiente e tracciabile, con rigeneratori che operano secondo autorizzazioni TUA e standard tecnici FIRI. Il position paper chiede di confermare il regime autorizzativo vigente per gli imballaggi con residui pericolosi e propone, al posto di soglie rigide ex ante, soluzioni alternative: modulare il contributo ambientale in base alle caratteristiche tecniche dell'imballaggio e definire specifiche tecniche condivise.
(da sinistra Alessandra Pellegrini (Federchimica); Nicola Morena (La Doria); Roberto Magnaghi (FIRI); Giovanni Cappelli (ANFIMA).
Nella tavola rotonda conclusiva, Alessandra Pellegrini (Federchimica) ha evidenziato il rischio che le nuove definizioni del PPWR indeboliscano la logica di filiera su cui si basa il sistema CONAI, ricordando anche la necessità di imballaggi complessi per prodotti pericolosi. Roberto Magnaghi (FIRI) ha segnalato tempi stretti e incertezze sulla tracciabilità, pur riconoscendo all'acciaio margini di miglioramento su spessori e riutilizzo. Nicola Morena (La Doria) ha parlato di sfida e opportunità, citando criticità su PFAS e plastica riciclata, chiedendo dialogo tra istituzioni e imprese e tempi compatibili con quelli industriali. Giovanni Cappelli (ANFIMA) ha ricordato gli ottimi risultati del sistema italiano, vicino al 90% di riciclo, auspicando ulteriori progressi tramite collaborazione tra produttori e utilizzatori. Pellegrini ha aggiunto che intelligenza artificiale e nuove tecnologie potranno migliorare tracciabilità e gestione dati, purché la misurazione non diventi fine a sé stessa. Morena ha infine ricordato l'integrazione verticale di La Doria, con nuove linee produttive in arrivo.
Il convegno di Napoli ha fotografato una filiera dell'acciaio per imballaggio già virtuosa (riciclo all'85%, sistemi di riuso consolidati e progetti innovativi come En-finity) ma preoccupata che il PPWR possa irrigidire un mercato maturo ed efficiente; da produttori, istituzioni e utilizzatori è emersa una richiesta condivisa: valorizzare la circolarità già raggiunta attraverso specifiche tecniche flessibili e un dialogo normativo rispettoso dei tempi industriali.






