Quando ad agosto 2026 diventerà applicativo il PPWR – Regolamento UE 40/2025 sul packaging – Atisale si troverà già in regola. “Non ci genera particolari preoccupazioni – spiega Giuseppe Agricola, amministratore delegato dell'azienda – Eravamo già orientati al riuso e al riciclo dei materiali di imballaggio, quindi ci troviamo sostanzialmente in linea con i requisiti normativi.” Atisale, infatti, monitora il regolamento fin dalla sua emanazione, ben prima che diventasse un tema urgente per la maggior parte degli operatori del settore.
L'azienda (primo produttore nazionale di sale di origine marina, con saline a Margherita di Savoia, in Puglia, e a Sant’Antioco, in Sardegna) serve la grande distribuzione, l'industria alimentare e zootecnica, la produzione non food e i servizi idrici: una filiera produttiva ampia, in cui il packaging gioca un ruolo centrale. "Abbiamo prestato maggiore attenzione alla qualità dell'imballaggio - sottolinea Agricola - selezionando i migliori fornitori sul mercato, soprattutto per quanto riguarda il cartone, che utilizziamo quale principale materiale di confezionamento".
La collaborazione con i fornitori non è episodica, ma strutturale. "Lavoriamo costantemente insieme per individuare le migliori soluzioni di packaging - spiega Agricola - cercando di mantenere elevati gli standard legati alla biosostenibilità non solo del prodotto, ma dell'intera filiera: dalla raccolta del sale nelle saline fino al confezionamento del prodotto finito".
È un approccio che si estende anche alla gestione delle risorse interne. "Poniamo tra i nostri obiettivi la riduzione dei consumi idrici ed energetici, sia con interventi strutturali per ridurre gli sprechi, sia sensibilizzando il personale, senza che ciò influisca sulla produttività".
Sul versante della logistica, Atisale ha avviato con NolPal un sistema di pallet EPAL di pooling aperto: il pallet EPAL viene noleggiato, lasciato a destinazione e reimmesso nel circuito, eliminando i viaggi a vuoto per il reso. Secondo uno studio condotto da NolPal in collaborazione con il Politecnico di Milano, il modello consente una riduzione delle emissioni di CO2 compresa tra il 32% e il 40%. È un modello che l'azienda pugliese può ora proporre come riferimento replicabile per la strategia di sostenibilità dell'altra società italiana, la consociata CIS, con stabilimento in Veneto.






